B4Bare | Colore&Architettura con Francesca Valan

Francesca Valan è un’Industrial Designer milanese. Non è un architetto ma lavora con gli architetti e non le piace essere descritta come una “colour designer”, sarebbe come arrendersi all’idea che il colore sia qualcosa che va aggiunto dopo all’architettura e non parte di essa. Sembra che sia proprio questo uno dei problemi per l’architettura. Per questo abbiamo intervistato Francesca Valan su Colore e Architettura e per farlo l’abbiamo invitata nello studio Foto e Video del Dipartimento di Architettura dell’Università di Ferrara. L’intervista l’ha realizzata Patrizia Bertini utilizzando il metodo che ha sviluppato basandolo sul metodo LEGO® SERIOUS PLAY®. B4Bare [to bare, svelare] per disvelare idee e creare inedite connessioni.

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Capitolo 1: Architettura

Che cos’è l’architettura?

Regole. Regole geometriche. Assi, verticali ed orizzontali. Ma soprattutto impoverimento degli aspetti materici e cromatici, a favore di quelli formali.

Nel tuo modello [Model 01] ci sono tanti elementi. Sono tutti distaccati. Cosa sono questi elementi?

Volumi. Volumi più architetture. Questo giallo ad esempio è un solido costruito con criteri formali a me sconosciuti ma con criteri cromatici inadeguati. Perché quando si usa il colore in architettura è sempre depauperato. È troppo logico, se c’è, con una logica il più delle volte banalizzante.

Adesso la vedo così. Io vedo più il colore della forma. Quindi, ad esempio, non chiedermi cosa sia questo [Francesca prende un volume completamente grigio, NDR] , per me è semplicemente ”grigio”…

E dove si colloca l’architettura in tutto questo? In cosa consiste?

Tanti volumi…

Quindi l’architettura è solo questo? Tanti volumi e basta?

In questo momento la mia visione è negativa, forse perché a Milano stanno costruendo di tutto e ci stanno riempiendo di volumi…

Ma si tratta di volumi non connessi. Perché l’architettura è ridotta a un insieme di volumi sparpagliati, dall’apparenza caotica? Un insieme di volumi, blocchi di colore, separati…

C’è l’idea.. L’utopia dell’unità tra i volumi, poi quando li leggi sono tutti separati. Li unisce il concetto ma nelle città non è sempre vero che siano legati.

L’architettura dunque è legata alla città?

È legata all’abitare…

E dov’è l’elemento umano nell’architettura? Perché ci sono solo volumi, quindi oggetti?

Nel momento in cui non è progettato correttamente il colore non c’è l’elemento umano. Io sono molto negativa in questo momento sull’architettura, perché il colore legherebbe tutto, però non sempre viene considerato. Quindi alla fine, secondo me, l’architettura è pensata quasi in bianco e nero e l’elemento cromatico è applicato in una maniera così formale che, anziché unire, divide.. Mi spiace di essere così negativa… Io non sono un architetto, gli architetti mi odieranno!

Che cosa succede se spostiamo alcuni di questi volumi. Cambia qualcosa?

No. Non cambia niente..

E quindi come li legheresti per rappresentare l’architettura come qualcosa di armonioso?

Per avere qualcosa di armonioso dovrebbero dialogare.. [Francesca comincia a smontare dei pezzi da ciascuno dei volumi e a rimontarli costruendo dei volumetti ciascuno con più colori NDR] …Ognuno dovrebbe avere un po’ dell’altro, come tutte le armonie che si rispettino.

Oltre alle proporzioni ci vogliono anche le emozioni e le emozioni le progetti con i colori e i materiali, questo è secondo me il nuovo obiettivo della progettazione. Quindi l’idea è di riuscire a collegare gli spazi, visivamente. Dopotutto il colore struttura visivamente lo spazio. Ecco adesso [Francesca indica i nuovi volumi, ciascuno dei quali ha colori in comune con altri, Model 02, NDR] questi volumi tu li leghi con gli occhi. Segui un percorso visivo e li hai legati, perché l’occhio magari segue il verde, poi segue il giallo. Quindi il colore lega… può dividere o legare.. lo stesso vale per i materiali…

L’uomo continua a non esserci… non c’è presenza umana…

Ma quella ce la immaginiamo! L’uomo è qui, tra le cose… Se questa è l’architettura qui c’è tutto un mondo che si muove…

Quindi architettura è spazio..

Certo! È spazio, delimitazione dello spazio ed è colore, quando è usato in modo proprio…Però se vuoi lo costruisco un “omino”…

[Francesca costruisce un omino e lo colloca al centro del modello, NDR]

Chi è questo omino? Raccontaci la sua storia…

[Francesca ci pensa un po’ e poi, sorridendo, ci racconta la storia del nuovo personaggio, Model 03, NDR]

Lei è la signora Costanza, che va al mercato e compra dei limoni. La signora Costanza poi torna a casa e, se l’architetto le ha costruito una cucina con la luce giusta, lei lo vedrà bellissimo quel limone… [Ride, NDR] Se invece finisce in un’architettura costruita con le luci sbagliate, la poverina, si troverà a percepire male, il colore dei limoni…

L’architetto l’architettura la fa per tutti … che questo “omino” sia la signora Costanza o l’architetto la cosa non cambia… è sempre una persona che fruirà dell’architettura… La figura dell’architetto non mi serve rappresentarla..

Ma esiste la figura dell’architetto? E cosa fa? Ha una funzione?

Certo che ce l’ha! E fondamentale! Ha la funzione di progettare il nostro spazio abitato!

Sembra però che questo spazio sia stato progettato male. Nel tuo modello i volumi sono sconnessi. C’è un significato negativo in questo?

I volumi sono separati, non sconnessi. Non li vedo negativi per questo… Anzi, così sono anche più bassi… Se avessi costruito un solo volume molto alto avremmo perso il senso della dimensione… invece così, tanti volumi ad altezza umana non mi sembra che siano male…

[Nel modello ci sono alcuni elementi caratteristici, come ad esempio una bandiera verde,od un mattoncino giallo con un occhio disegnato, NDR]

Questa bandiera ha un significato particolare? Perché l’hai messa in questa posizione?

Perché il verde è complementare del rosso. Per me non è una bandiera, è un verde a forma di bandiera… Quest’altro è un giallo che vuol fare l’occhio…

Quindi, guardando il tuo modello, riusciresti a darci una tua definizione di cosa sia l’architettura o di cosa dovrebbe essere?

[Francesca si prende qualche momento per pensare, e comincia ad aggiungere altri pezzi al suo modello, Model 04, NDT]

Vedi, ad esempio manca tanto verde, c’è solo un fiore e molti mattoni… bisognerebbe invertire i rapporti.. dovremmo avere cinquanta fiori e pochi mattoni… questo elemento [indica un volume verde] è semplicemente un edificio colorato di verde, non ha niente di naturale… è rimasto molto poco di naturale. È proprio significativo dell’architettura contemporanea… siamo in un momento, a Milano ad esempio, in cui gli alberi son finiti sui terrazzi privati…

[Francesca continua a giocare con i mattoncini e comincia a costruire un modello più articolato e unificato, commentando “Il LEGO mi “disattiva” la parte razionale, non so se riuscirò a fare qualcosa che abbia un senso…”. Il modello alla fine è un modello più compatto,Model 05, NDT]

Non so se questa sia architettura. Questo è un insieme di elementi casuali, che può durare dieci minuti ed essere distrutto senza rimpianti.. L’ho costruito per creare un volume, che avesse sempre degli spazi, spazi proporzionati… In questo caso il personaggio [indica un “omino” LEGO sul modello, NDR] è un alunno della scuola Montessori, che doveva andare al Lambretto, un edificio blu che c’è a Milano, bellissimo, grandissimo, in cui costruivano le lambrette… in quel caso io ho detto [Francesca ha progettato i colori nel progetto di riqualificazione dell’edificio, NDR] che i muri li avremmo fatti con i LEGO giganti, perché così i bambini li montano e li smontano e si fanno la scuola come vogliono ogni volta… Poi non è stato possibile… ma questa era l’idea… Quindi questo è il bambino felice della scuola Montessori, quando si pensava che potesse costruirsi da solo il suo spazio…

Hai aggiunto una bandiera in cima al tuo modello. Che significato ha?

È sempre il verde. In questo caso è il verde che sventola, inteso come elemento naturale. È un desiderio… Quello che manca è proprio il verde che solitamente viene aggiunto alla fine, come quando metti i piatti nell’armadio della cucina. Il verde adesso, nella mia visione, sempre perché vivo a Milano, è aggiunto dopo come palliativo per rendere l’architettura più giustificata ecologicamente ma non è un verde vissuto…

Ecco, forse l’architettura dovrebbe essere fatta al contrario. [Francesca ricomincia a smontare il modello, Model 06, NDR], si parte dal verde, lo si lascia lì, integerrimo e l’architettura gli si crea attorno, quasi con una grande reverenza. Invece spesso il verde è appiccicato a posteriori…

Verde e colori sono “appiccicati” dopo in architettura. Questi invece sono elementi [Francesca indica dei volumi disposti attorno ad un fiore nel modello] che si “inchinano” ai fiori…

L’architettura dovrebbe essere sempre di più spazio emozionale che non razionale.

Capitolo 2: Colore

Che cos’è il colore?

Il colore è un link, un link emozionale che unisce le cose. Per cui ciascun elemento ha una corrispondenza e tutti gli elementi sono legati tra loro dal colore. Il colore è un link visivo, per forza di cose, ma soprattutto emozionale…

Se tu per esempio hai un blu a casa di tua mamma e te lo rifai a casa tua, guardando quel blu ti ricolleghi alle emozioni di un’altra persona. In questo senso è un link emozionale..

Gli elementi sono tra loro staccati, ma sono uniti dal colore. [Model 07, NDR] Tu li vedi staccati, ma il colore li unisce. Tu li vedi ad uno ad uno, come farebbe un architetto, invece il percorso visivo è un altro: prendi il giallo e sono legati, prendi il verde e sono legati… Il percorso visivo è un altro, non segue i dettami della forma… Al colore non interessa la forma..

Ma esiste il colore senza forma?

Piuttosto: se togliamo il colore, dove sono le forme?

Tra forma e colore prevale il colore. Il colore può distruggere una forma. Il colore vince sulla forma..

Quindi qual è il contrario di Colore?

Il contrario di colore è… il nulla…O c’è il nulla o c’è il colore…

Ed il ruolo della materia?

Sostiene il colore..

Ma i pezzi continuano ad essere sconnessi. Cosa succede se li sposto e li allontano? [Model 08, NDR]

Puoi spostarne  anche uno a Milano ed uno a Roma, ma se tu sai che i colori sono gli stessi questa condizione li unisce..

In questo caso però non è più un fenomeno percettivo, ma cognitivo..

Cognitivo ed emozionale, per questo il colore è un fattore emozionale. La percezione è la prima parte, poi resta l’emozione..

Il colore è oggettivo o soggettivo?

Soggettivo. Magari è anche oggettivo. Ma a me interessa la parte soggettiva. La parte oggettiva è stata esplorata da seicento anni e adesso ci manca di esplorare quella soggettiva!

La parte oggettiva [nel modello, NDV] è nei volumi, la parte soggettiva è nella lettura che tu puoi darne. Il colore crea un percorso visivo soggettivo.. Io stessa non sarei in grado di rifare un modello uguale a questo… Non solo è soggettiva, è anche estemporanea. Soggettiva ed estemporanea..

Certo c’è sempre la materia nel mezzo, la tattilità o la tattilità visiva, ovvero la proprietà di una superficie di stimolare il tatto anche se non utilizzi le mani… ed è un fenomeno che, anche se non utilizzi il tatto, rimane percettivo. L’occhio sa riconoscere le proprietà di una superficie..

Nel tuo modello ci sono alcuni elementi non linkati. Perché accade?

Perché ciascuno si concentra sul proprio. Si vedono le cose separate. Nessuno linka… Forse perché siamo egoisti…

Linkare gli oggetti con il colore e la materia sarebbe facilissimo. Se provo ad unificare formalmente tutti gli elementi ottengo un’accozzaglia. [Francesca a questo punto costruisce un modello complesso unendo fisicamente le singole parti, Model 09, NDR]. Per me erano più collegati prima, perché c’era il colore a collegarli. Volevo mostrarti quel che per me è un esempio negativo..

Definirei il colore come una qualità della materia che può essere utilizzata per creare emozioni, legare contesti, distruggere le forme  – quando serve – e creare dei percorsi visivi ed emozionali..

Hai detto “qualità della materia”. Quindi non esiste colore senza materia.

No. Così come non esiste materia senza colore. Anche questo elemento [Francesca prende un mattoncino trasparente, NDR] possiamo vederlo come acromatico ma ha altre proprietà materiche, è lucido, opaco, satinato, possiamo sempre definirlo. Colore per me è anche la qualità di una superficie, può essere acromatico ma sempre con delle qualità emozionali… Si dice che il bianco e nero non ha colore. “Acromatico” non ha “croma” ma questo l’hanno scritto tutti i libri dal ‘600 ad oggi. Ad esso cambiamo! Quel che non è colore non esiste!

Mi fai un modello di ciò che non è colore?

Subitissimo! Eccolo qua! [Francesca elimina tutti i mattoncini dal tavolo e mostra uno spazio vuoto, Model 10, NDR]

Ti piace? Puoi vederci quel che vuoi… Se dovessi farti un modello acromatico dovrei bendarti! Dovresti toccarlo, perché appena vedi il colore… l’unica cosa che potrei darti potrebbe essere questo mattoncino trasparente.. Acromatico è una superficie che non dà emozioni..

Capitolo 3: Imparare il Colore

Continui a parlare di emozioni, ma nel tuo modello manca sempre il soggetto…

Hai ragione ma le persone non sono pronte a raccogliere le emozioni dei colori, quindi non ci sono persone adesso che sono in grado di capire le emozioni dei colori. Perché non c’è la cultura. Perché noi non abbiamo la cultura di registrare le emozioni del colore. Adesso il pubblico che abbiamo non è sufficientemente preparato a vivere il colore in modo emozionale. Si può imparare, facendo… Ma si impara troppo tardi. Mia figlia adesso ha imparato a suonare il violino, ma se dò un violino ad uno di diciotto anni non imparerà mai… Ed io a diciotto anni gli metto in mano il colore? O a ventuno? Troppo tardi… Imparano a “suonare” il colore in una maniera disperante… Se invece si cominciasse prima a conoscere a diciotto anni si inizierebbe a “comporre”…

Come si conoscono i colori? Qual è il percorso?

Il percorso è guardare, imparare a vedere. I colori ci sono ma le gente non sa guardarli… Però non c’è neanche la scuola che insegna…

Bisogna cominciare a parlare di cultura del colore. Non è vero che si possa essere sensibili o no al colore. Si impara. Si impara facendo…

E cosa si può fare?

Guarda, ti costruisco una scuola, la scuola del colore come se fosse una scuola di musica.. [Francesca comincia a costruire un altro modello, Model 11, NDR]. Questa la costruirei acromatica in modo da vedere i colori che le persone hanno dentro… Se la facessi colorata non servirebbe… come se facessi una scuola di musica in cui c’è la musica di sottofondo. Come fai a fare la musica se c’è già la musica?

Ma in una scuola di musica, si ascolta la musica e si studia la teoria della musica..

Certo, ma per ascoltare il colore non hai bisogno di avere il colore sui muri.. In una scuola del colore ci dovrebbero essere corsi per bambini di un anno, corsi per bambini di tre anni… e sopra i diciotto anni… corsi di recupero.. Io ho imparato perché ho avuto dei grandi maestri e sono stata recuperata.. ma avrei voluto partire prima.. Ho lavorato con il colore per venticinque anni, ed alla fine, facendo, ho imparato… ma si potrebbe fare prima, si potrebbe fare una scuola, si potrebbe fare un corso…

Non è innato quindi, il “senso” del colore…

Non è innato. Come il disegno, o la musica… Si impara facendo.. Ci può essere una predisposizione, ma a furia di utilizzarlo alla fine si impara.

Ti dirò di più, se tu impari ad usarlo nessuno te lo può più imporre..

Io insegno ai bambini ad guardare il colore, il perché sceglierlo, perché poi scelgano tutto nella vita, questa è la mia rivoluzione. Chi sceglie il colore e chi comincia a scegliere poi impara a scegliere tutto e non si fa imporre nessun colore in testa da nessun altro.

Questa è una mia… utopia: parto dal colore e creo dei rivoluzionari.

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